"Salvini vive una sua dissociazione mentale in modo continuo: oggi dice prima gli italiani, fino a ieri l'Italia mi fa schifo, il Vesuvio mi fa schifo, secessione, esiste solo la Padania. Non sta bene con la testa".
Le Regioni al fianco dei sindaci disobbedienti. La polemica sull'applicazione dell'articolo 13 del decreto Sicurezza (ormai legge) che impedisce l'iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo si arricchisce di un nuovo capitolo, con alcuni governatori pronti a farsi carico del ricorso alla Corte costituzionale su una norma ritenuta disumana e in contrasto con la Carta fondamentale. Dopo l'annuncio del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ("stiamo valutando se esistono i fondamenti giuridici per un ricorso alla Corte Costituzionale. Se ci sono le condizioni giuridiche, non perderemo tempo") è la Toscana a fare da apripista. Già lunedì la giunta regionale approverà la delibera sul ricorso da presentare alla Corte costituzionale, ha reso noto il governatore Enrico Rossi (foto), per il quale i sindaci "fanno bene a ribellarsi ad una legge disumana che mette sulla strada, allo sbando, decine di migliaia di persone che così diventano facile preda dello sfruttamento brutale e della criminalità organizzata, aumentando l'insicurezza".
I Vescovi bocciano il suo decreto? Matteo Salvini non se ne dà per inteso e pretende di essere anche esegeta del catechismo!
La Regione Piemonte sta valutando la possibilità di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto Sicurezza del Governo.
“Il segnale è: tolleranza zero. Trieste la voglio pulita“.
Il malessere all'interno del M5s sembra sedimentare.
Secondo i sindaci i profili di incostituzionalità del Dl Salvini sono quelli relativi agli articoli della legge ritenuti in contrasto con il principio costituzionale secondo cui lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali spettanti alla persona, tra cui quello alla residenza perché limita alcuni diritti come quello alla salute, per l’impossibilità di beneficiare dell’assistenza sanitaria tranne le urgenze, o quello al movimento o al lavoro in assenza di un documento di identità riconosciuto valido.
Inoltre l’abolizione della protezione umanitaria ha “creato” irregolari che adesso si trovano esclusi ogni percorso di integrazione, con tutte le possibili conseguenze del caso.
Ad intervenire sul dl sicurezza è anche il sindaco di Milano, Beppe Sala (foto). "Il ministro Salvini ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, così non va!" scrive Sala su Facebook, spiegando che "da settimane noi sindaci avevamo richiesto, anche attraverso l’Anci, di ascoltare la nostra opinione su alcuni punti critici, per esempio ampliando i casi speciali e garantendo la stessa tutela della protezione internazionale ai nuclei familiari vulnerabili, anche attraverso lo Sprar, oggi escluso dal decreto sicurezza per i richiedenti asilo". "Occorre - prosegue il sindaco di Milano - valutare l’impatto sociale ed economico del decreto per le nostre città, già in difficoltà a causa di una legge di bilancio che ci ha tolto risorse nella parte corrente". Anche perché "più persone saranno per strada senza vitto e alloggio, più saranno i casi di cui noi sindaci dovremo prenderci cura". E dunque, conclude Sala lanciando un appello a Salvini, "ministro, ci ripensi".
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando (foto), con una nota inviata al capo area dell'ufficio anagrafe, ha dato disposizione di non applicare a Palermo le misure volute del cosiddetto "decreto sicurezza", messo a punto dal vice premier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, per quanto riguarda le norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno.
Ci auguriamo che Salvini, Di Maio o Di Battista evitino l'occupazione mediatica almeno il 31 dicembre. Hanno 364 giorni all'anno per stare sotto i riflettori e ci stanno in tutti i modi possibili e immaginabili: con giubbotti, felpe, sui tetti e sui balconi.