Secondo il Premier Conte quella di ieri avrebbe dovuto essere la gionata un cui il decreto Genova sarebbe stato sottoposto alla firma del Capo dello Stato. Non è successo.
Il capoluogo ligure attende ancora l'entrata in vigore delle misure che il governo metterà in campo dopo il crollo del Ponte Morandi del 14 agosto scorso. Misure che sono state scritte sulla carta dodici giorni fa dal consiglio dei ministri e approvate "salvo intese", quindi soggette a modifiche, ma che soprattutto erano totalmente prive di cifre e di coperture economiche.
Ciò significa che la Ragioneria dello Stato ha dovuto completare un decreto che riportava parecchi spazi bianchi nelle voci fondamentali. E nonostante questo, l'esecutivo gialloverde ha accusato i tecnici del Tesoro del ritardo.
Lo sconcerto dei genovesi è stato espresso a chiare lettere dal governatore della Regione Liguria Giovanni Toti che è anche il Commissario per l'emergenza ponte: "Stupiscono e preoccupano le voci di un ulteriore stop al Decreto Genova, fermo, a quanto pare, alla Ragioneria dello Stato, ancor prima di arrivare al vaglio della Presidenza della Repubblica dove, secondo gli annunci, sarebbe dovuto arrivare già da alcuni giorni. Mi chiedo se non sia più opportuno il ritiro del Decreto per ricominciare da capo su basi più solide, condivise e realistiche.
Di fronte a questa confusione - ha concluso Toti - forse sarebbe opportuno abbandonare percorsi velleitari e avventurosi per ritornare sulla via maestra, prevista dalla normativa vigente e più volte suggerita dalle istituzioni locali, per ridare, nel più breve tempo possibile, questa indispensabile infrastruttura alla città di Genova e all'intero sistema del Nord-Ovest"