Ponte Morandi. Autostrade per l'Italia al contrattacco: Noi condannati a priori


Autostrade per l'Italia ( nella foto l'a.d. Giovanni Castellucci) va all'attacco sulla vicenda del crollo del Ponte Marconi.

Additata dal governo al pubblico ludibrio quale responsabile unica del disastro del 14 agosto che ha causato 43 vittime, Aspi presenta il suo ricorso (una quarantina di pagine) in cui evita accuratamente di porre freni e bastoni nelle ruote alla ricostruzione, ma rivendica il suo diritto a partecipare e contesta sia l'esclusione che la "campagna mediatica" che l'ha vista nel mirino del governo. Già che c'è aggiunge di non ritenere corretto di essere considerata e utilizzzata come un "bancomat" che deve solo pagare (danni e ricostruzione) e tacere.
Aspi contesta le "troppe esternazioni" di organi politici e istituzionali che hanno dato per scontata la colpevolezza di Autostrade. Secondo i ricorrenti, stabilire le colpe di quanto è accaduto non spetta alla politica ma alla magistratura. Questione che era stata abbastanza chiara fin dall'inizio compreso il fatto che, se da una parte, è probabile che i giudici arrivino a stabilire delle responsabilità in capo a Aspi, sembra altrettanto sicuro che altri soggetti (anche governativi) saranno coinvolti quantomeno per la mancata vigilanza
Il ricorso solleva la violazione di dieci articoli della Costituzione, di quattro del trattato fondativo dell’Ue e di uno della Carta Ue dei diritti fondamentali. Funzioni e poteri, insistono, configurano il commissario (il Sindaco di genova Bucci n.d.r.) non come un organo amministrativo sottoposto al principio di legalità, ma come un mostro giuridico cui «è stata attribuita la possibilità di violare senza limitazioni la pressoché totalità delle leggi». Le argomentazioni e i toni dimostrano che l’azienda, dopo aver giocato a lungo in difesa, alza il tiro. E rimarca come «ad aggravare ulteriormente la già inusitata coartazione dei diritti si aggiunge un anatema ad excludendum» dato dal divieto assoluto di chiamarla per demolizione e ricostruzione. «La concessionaria - proseguono - può dunque fare soltanto una cosa: pagare qualsiasi importo le richiederà il commissario, senza alcun parametro quantitativo applicabile». Il che la trasforma «da concessionaria a bancomat», in base a una legge che non ha finalità e destinatari generali, ma l’unico scopo di punire una persona. O un’azienda, sottoponendola a una «norma singolare arbitraria, iniqua e punitiva» che lede il diritto di proprietà e di libera iniziativa economica privata, configurandosi «nelle intenzioni pur confusamente indicate» dal governo come una «sostanziale forma di espropriazione».