"Noi e Salvini siamo dei pionieri, entrambi abbiamo dimostrato che l’immigrazione può essere fermata. Lui l’ha fatto via mare in Mediterraneo, noi ungheresi via terra, lungo i Balcani.
Abbiamo molto rispetto per il ministro Salvini e per le sue politiche sull’immigrazione che ha portato avanti con successo fermando i flussi di migranti nel Mediterraneo. E a essere onesti ci piace l’approccio sovranista del vostro governo, vuol dire mettere l’interesse nazionale al primo posto". Parole del ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto (foto) pronunciare in una surreale quanto agghiaccianteintervista al quotidiano La Stampa nel numero di domenica 27 gennaio.
Nel cuore dell'Europa dunque rialza la testa con parole inequivocabili la declinazione magiara del fascismo che è conosciuta come ungarismo,
un confuso e preoccupante potpourrie di nazionalismo, razzismo, antisemitismo e xenofobia.
Le efferatezze compite tra il 1943 e 45 dalle Croci frecciate,il braccio armato del partito ungarista fondato da Ferenc Sazlasi all'inizio del secondo conflitto mondiale ci sono state raccontae nel libro "L'impostore" da Giorgio Perlasca, l'italiano che mettendo a rischio la propria vita strappò dalla deportazione e dallo sterminio non meno di 8000 ebrei ungheresi.
Dunque l'Italia di Salvini, quella che copre di insulti telematici chi si schiera apertamente contro le sue politiche migratorie è il migliore partner dell'Ungheria ungarista di Victor Orbàn, che si nasconde dietro il PPE ma che in realtà è l'erede politico di uno delle peggiori appendici del nazifascismo.
L'indifferenza verso la sorte dei migranti ricorda molto la stessa indifferenza per la sorte degli ebrei nel decennio 35/45 quando gli stai democratici europei chiusero occhi e orecchie di fronte alla campagna d'odio razziale che si manifestò prima in Germania poi in Italia, arrivando al punto di respingere i profughi ebrei in cerca di salvezza come ha rammentato ieri, nel giorno della memoria, la senatrice Liliana Segre.
C'è di che preoccuparsi. Molto.
(E.P.)