Moscovici ha ragione

Fa specie che la denuncia di Pierre Moscovici, a proposito della crescita in Europa di tanti piccoli Mussolini, abbia suscitato tante reazioni scandalizzate, non tanto da parte del Truce, primo ricettore del messaggio, confortato dallo sgancherato sostegno dell'altro vicepremier italiano che, è più forte di lui,non riesce a tacere a fronte di argomenti che non conosce, quanto di politologi, columnist e direttori di giornale.


L'ennesima dimostrazione del provincialismo culturale nostrano con l'afrore sgradevole del perdurare di un nazionalismo becero che impedisce ad un numero significativo dei nostri maitre a penser di adottare visioni che superino i confini del Bel Paese.
Pierre Moscovici ha ragione.  
L'onda minacciosa del neofascismo sta investendo alcuni Paesi europei: c'è chi non lo vede o chi non lo vuole vedere.
E' c'è una data, il 22 luglio 2011, che avrebbe dovuto spalancare gli occhi di osservatori e analisti.
Fu il giorno in cui Andreas Breivnik massacrò freddamente 69 ragazzi riuniti nel Summer camp della gioventù laburista norvegese, sull'isola di Utoya.
Non si trattò del gesto di un semplice psicopatico. Dagli scritti del carnefice rinvenuti successivamente appare chiaro il desiderio di ripulire l'Europa dai migranti, e combattere con ogni mezzo il multiculturalismo.
Nel testo sono indicati i partiti europei che costui considera "amici" perchè propugnatori delle sue stesse idee. Tra essi c'è la Lega, la Fidesz di Viktor Orban e altri partiti che sono cresciuti elettoralmente alimentando il mefitico impasto che inevitabilemente richiama alle idee criminali del XX secolo.
Lasciando da parte la Lega di Salvini, quello che voleva introdurre posti differenziati per gli immigrati sui mezzipubblici milanesi e intonava canzonacce razziste ai raduni leghisti, come si può definire Viktor Orbàn inventore di un ossimoro politico,"democrazia illiberale", che nasconde una vocazione all' autoritarismo razzista che ben altrimenti andrebbe definita e con lui altri leader del cosiddetto Gruppo di Visegrad?
Il leader magiaro ha un evidente legame storico non certo con il Circolo Petofi e quanti si ribellarono nel 1956 al regime comunista. Il suo mainstream lo avvicina all'ungarismo, humus ideologico delle famigerate Croci Frecciate di Ferenc Szálasi che si macchiarono di crimini orrendi a sostegno degli occupanti tedeschi, verso la fine della seconda guerra mondiale o ancora all'ungarostalinismo di Mathias Rakosi, ad esso speculare per prassi criminali.
Mutatis mutandi è la stessa piattaforma ideologica che oggi tiene insieme il ceco Milos Zeman, il polacco Kaczynski, noti antisemiti, a cui guardano con indulgente simpatia, la Russia di Putin e la maggioranza che guida la Croazia.
Mosovici é un ebreo francese di origini romene, sa (per storia familiare che non è difficile immaginare) di chi e di cosa sta parlando e occorre che qualcuno in Italia si schieri con fermezza con le sue tesi che individuano, al di la della riprovevole ambiguità transalpina sul tema migranti, dell'imbarazzante inazione sul medesimo tema dell'UE di cui è commissario, a pochi mesi dall'appuntamento elettorale per il rinnovo dell'Europarlamento, l'origine del malessere del vecchio continente che non è in fase di guarigione perdurando ad oggi la latitanza di anticorpi politici credibli ed efficaci. Prima che sia troppo tardi