Il 6 e 7 dicembre si svolgerà a Lisbona l'XI congresso dei socialisti europei. Il Pse, fondato nel 1992, sta attraversando una crisi di consenso impressionante in quasi tutto il Continente, certificato dalla durissima sconfitta nelle regionali dello scorso week end in Andalusia, tradizionale roccaforte dei socialisti del Psoe.
Una crisi non improvvisa che è andata maturando allorché sono venuti a mancare gli ingredienti fondamentali che hanno consentito alle socialdemocrazie europee di essere a lungo punto di riferimento dei progressisti del continente.
Nel corso degli ultimi dieci anni si è aperto e sempre più approfondito il solco che ha separato gruppi dirigenti e militanti, con una gestione verticistica di un partito transnazionale che è finita per divenire burocratica e senz'anima.In altre parole al Pse è venuta meno la capacità di leggere il presente e immaginare un futuro in cui i pilastri della socialdemocrazia restassero tali, senza contaminazioni con chi, naturalmente, è schierato dalla parte opposta. Quando un partito affida ad un Sinedrio di capi di stato e di governo l'esclusiva del proprio indirizzo politico, viene meno al proprio ruolo e diviene una bad company in cui far crescere piccoli burocrati privi di visione. E' esattamente quello che è successo. La nascita e il moltiplicarsi in alcuni Stati,prima fra tutti la Germania, di coalizioni con i popolari che, in Europa, rappresentano altri interessi, opposti a quelli dei socialdemocratici, ha eroso sensibilmente il consenso anzitutto verso quelli che erano,a ragione,considerati i partiti guida della socialdemocrazia europea. A cominciare dalla Spd che, in ragione di logiche domestiche, ha subito per anni il condizionamento di Angela Merkel, ottenendo il risultato di provocare un'emorragia di voti certificata dalle ultime elezioni nei Lander. Uno schema che la Spd ha esportato anche nel Pse, consentendo a Martin Schulz di occupare il più altro scranno nel PE in cambio di un'alleanza organica nella Commissione a presidenza Ppe che,c'è da crederci,sarà pagata a caro prezzo nelle elezioni della prossima primavera.
Senza dire del Ps francese, che va estinguendosi, che è riuscito nell'impresa di portare all'Eliseo, nell'Ufficio che fu di un certo Francois Mitterrand,un mediocre personaggio di cui oggi si ricordano più che altro le gaffes e del lento declino delle socialdemocrazie scandinave che,pur mantenendo un peso elettorale considerevole devono fare i conti con l'insorgere di nazionalismi anche estremi.
E' mancata infine ai socialisti una guida forte e determinata, diciamo alla Willy Brandt, che molti hanno evocato ma che la miopia di un gruppo dirigente inadeguato ha reso impraticabile.
Difficilmente il congresso di Lisbona potrà invertire la rotta. I sondaggi assegnano al Pse, che in passato è stato il primo gruppo parlamentare a Strasburgo, il quarto posto nei suffragi. Il Cireneo Frans Timmermars (foto), l'olandese designato a spitzenkandidat per la Commissione, potrà soltanto, se ne sarà capace, arrestare la frana di consensi che investirà il Pse che, all'indomani della sconfitta annunciata, necessariamente dovrà ripensare profondamente il proprio profilo.