A molti Carlo Calenda, dopo il disastro elettorale del 4 marzo era apparso come la personalità in grado di assumere su di sè il ruolo di capo dell'opposizione. Ci ha provato ma non essendo un ex-post di lungo corso ha trovato consensi unicamente fuori dal partito a cui si era da poco iscritto, il Pd, i cui vertici sono per l'appunto degli ex-post.
L'ex ministro non si è ritirato in buon ordine pur avendo compreso che senza l'appoggio di almeno qualcuno dei mandarini del Pd la sua candidatura sarebbe rimasta un'ipotesi ma ha ingaggiato una personale battaglia contro il suo successore al Mef,il vicepremier grillino Luigi Di Maio che con la ben nota supponenza, cifra costante del grillismo, ha occupato gli uffici di Via Veneto promettendo miracoli non ancora verificatisi.
Secondo Calenda, e non solo secondo lui, i miracoli promessi non sono arrivati e non arriveranno mai, stante la lapalissiana inadeguatezza di giggino (la prima g minuscala non è un refuso).
Sono arrivete invece un cumulo di imposture e di menzogne che Calenda ha messo in fila in un post su un social network.
L'exministro afferma che Di Maio:
1) Ha mentito sul contenuto del parere dell'avvocatura sull'Ilva di Taranto da lui secretato fino alla chiusura della trattativa;
2) ha mentito sulla manina che avrebbe modificato il decreto fiscale;
3) ha mentito sull'esistenza di un contratto con penali relativamente a TAP;
4) ha mentito quando ha dichiarato che è partita la produzione di 6/7 milioni di carte di credito per il reddito di cittadinanza.
In attesa (che sarà certamente vana) che Giggino, anzichè arrampicarsi sugli specchi per porre rimedio allo sputtanamento rimediato dalle Iene relativamente all'azienda familiare e al lavoro nero (che non riguarda il suo operato da ministro),fornisca risposte alle quattro gravissime accuse rivoltegli dal suo predecessore, è bello immaginare che l'Italia si scopra paese normale, dove i Ministri bugiardi vanno dietro la lavagna e si beccano un bel sette in condotta (in altre parole sollevano i glutei dalla poltrona che occupano) e i competenti dotati di passione e privi di scheletri negli armadi assumano ruoli apicali di responsabilità politica.
(E.P.)