POTEVA ANDARE PAEGGIO

Le elezioni in Svezia non hanno visto il temuto sfondamento del 20% del partito sovranista SD, guidato dal Jimmie Akesson a cui non è bastato annacquare il profilo nazistoide e xenofobo delle origini, per raggiungere l'obiettivo di diventare la seconda forza politica del paese scandinavo.
Certo, uno svedese su sei ha votato SD e l'avanzata, ancorchè non impetuosa, c'è stata.
Tuttavia, in vista delle elezioni europee del2019, non c'è da tirare alcun sospiro di sollievo.

Il voto della Svezia, paese da sempre all'avanguadia nell'accoglienza e nell'integrazione di migranti è un brutto, bruttissimo segnale.
Non a caso Matteo Salvini esulta e lancia il grido di battaglia contro i socialisti del Pse e, in misura minore contro i popolari (nel Ppe c'è il suo amichetto Orbàn, un'appartenenza che rischia di essere un problema per il progetto salviniano di internazionale sovranista) perchè sente odore di vittoria continentale che lo consacrerebbe leader di uno schieramento destinato a sfasciare l'Europa rendendo le nazioni del vecchio continente, fragili imbarcazioni in balia dei venti impetuosi provocati da Trump e da Putin che considerano l'UE un impaccio insopportabile l'uno per rafforzare l'obiettivo dell'isolazionismo economico americano, l'altro per rifoderare le mai sopite mire espansionistiche della Russia su Europa e Mediterraneo.
Il declino dei partiti tradizionali oggi appare inarrestabile.
Può essere fermato, ammesso e non concesso che non si troppo tardi, con una virata significativa riguardo alle leadership, ai contenuti rinnovati e con l'immediato avvio di un progetto di radicale riforma riforme necessarie volto a modificare l'impalcatura dell'Unione che mai come oggi, fortemente condizionata com'è da una burocrazia priva di visione, appare fragile e inadatta a fare fronte alle sfide geopolitiche ed economiche del presente e del futuro.
Cominciando dal tema dell'integrazione dei migranti

Emanuele Pecheux