E' giunto per voi il momento (atteso da chi non ha smarrito il buonsenso) di uscire dal Truman Show in cui siete entrati il 4 marzo 2018. Gli imbonitori da Bar Sport, chiamati a guidare l'Italia, dopo settimane di minacce, lusinghe, promesse, annunci, di nessun atto di governo degno di questo nome, hanno finito il carburante della retorica onanista e dei proclami tonitruanti lanciati dai balconi vituali dei social network.
Parafrasando Nenni siamo giunti anche per il Duo disgrazia alla "politica delle cose": fate quel che dovete.
Ma il tema è che i due e il Carneade che abita a Palazzo chigi non hanno la minima idea di ciò che devono e possono fare.
Forse riusciranno a spiegarglielo i Ministri Tria e Mogavero Milanesi, tanto per non fare nomi ma cognomi. Tra i pochi nell'Armata Brancaleone che compone il Governo Conte ad avere il senso del reale e delle istituzioni.
Non certo i dilettanti allo sbaraglio della maggioranza che siedono in CdM e in Parlamento. Tanto per seguitare a fare cognomi, Toninelli, Giulia Grillo, Bonafede, Fontana (già abbondantemente autosputtanatisi) o Taverna, Borghi, Castelli o , peggio, Davide Casaleggio e Dibba il guatemalteco.
Dopo 100 giorni il Governo, di fronte a una scadenza a cui non può proprio sottrarsi, la legge di bilancio, ha infilato sotto il tappeto tutte le promesse fatte da Lega e M5S in campagne elettorale.
Al Duo disgrazia,che presto sarà ribattezzato con altro nome che rappresenti plasticamente il prossimo fallimento, non resta che collocare nel luogo più acconcio la carta contenente il Contratto di governo da loro stipulato solo 3 mesi orsono.
Il cestino della carta straccia.
Emanuele Pecheux