Nelle ultime due settimane si sono succeduti in Italia dieci odiosi episodi di razzismo di cui la stampa ha dato discreto rilievo.
«Nè l’autista né i presenti hanno detto o fatto qualcosa, alcuni credo fossero un po’ intimoriti. Neanche io e Anna, di fatto, siamo riuscite a far nulla di concreto, ma sul momento l’incredulità per quello che stava accadendo ha prevalso: quando al liceo ho studiato la storia di Rosa Parks credevo che una cosa del genere non sarebbe più potuta accadere. Evidentemente mi sbagliavo».
Così ha scitto una giovane studentessa trentina, testimone (passiva) dell'episodio della donna che sull'autobus ha intimato ad un ragazzo senegalese di andarsi a sedere in fondo alla vettura perchè nero.
La reazione seguita all'inazione della giovane è la dimostrazione di quanto sia invasiva e ormai predominante l'incultura dell'odio razzista, che rende chi in essa non si riconosce intimidito e silente. Nessuno infatti su quell'autobus ha preso pubblicamente le parti del giovane senegalese. Per indifferenza? Probabile. Per paura? Forse. O, più subdolamente, per conformismo solidale: in fondo, perchè i neri vengono in Italia e non stanno a casa loro?
Che, a ben riflettere è l'applicazione della dottrina leghista, che fino all'inizio del fenomeno migratorio valeva per i "terroni" o oggi vale per i "negher".
Non è un caso che il Ministro dell'Interno, sempre così sollecito a commentare lanciando invettive attraverso i socialnetwork contro gli stanieri che delinquono, di fronte agli episodi di razzismo conclamato fa finta che nulla sia successo e non si perita neppure di spendere mezza parola di solidarietà verso un ragazzo nero discriminato su un autobus e un altro pestato a sangue a Morbegno.
Non è difficile capirne la ragione: perchè gli autori di simili nefandezze sono suoi supporters ed elettori, certi di agire con il suo silenzio assenso. (E.P.)