Mentre altrove (in Europa) la socialdemocrazia, per evitare che le elezioni europee del 2019 si trasformino in un bagno di sangue, cerca disperatamente di rinserrare le fila,tentando di colmare, dul piano programmatico il gap con gli elettori che si è andato approfon
dendo negli ultimi anni, in Italia nella sinistra dei "duri e puri" o se si preferisce antagonista o radicale, è tornato ad aggirarsi lo spirito di Tafazzi, la maschera televisiva dell'autolesionismo.
Alle viste pare esserci un'altra scissione all'interno di LeU, la formazione nata dagli scissionisti del Pd e Sinistra italiana del duo Vendola Fratoianni, guidata da Pietro Grasso che alle elezioni del 4 marzo ha rischiato di essere cancellata dallo tsunami M5S che ha cannibalizzato una rilevante parte di consensi, un tempo "zoccolo duro" di quell'arerea politica.
La durissima lezione (LeU non ha vinto alcun collegio uninominale e ha potuto rientrare in Parlamento solo grazie alla quota proporzionale) pare proprio che i (tanti) dirigenti e i (pochi) militanti non l'abbiano capita, considerato che in questi giorni sta andando in scena un dibattito surreale, divergente sulle prospettive e sulle alleanze future.
La parte legata agli scissionisti del PD (Mdp-Articolo 1), dopo aver concorso al disatro elettorale di marzo, pensa sia inevitabile riallacciare i rapporti con il Pd, mentre gli exrifondaroli di SI rivolgono la loro attenzione verso il tentativo del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris di creare una sorta di "quarto polo" di cui, in tutta franchezza, ai più sfuggono utilità e possibile consistenza elettorale.
Da quelle parti sembrano non aver capito di rappresentare un'area politica in disarmo, destinata all'irrilevanza non fosse altro perchè i temi e talune prassi che ne hanno caratterizzato l'esistenza,a cominciare dal giustizialismo, se li sono presi in carico i grillozzi.
Pensare di continuare ad arare un terreno ormai sfibrato mettendoci alla guida ex magistrati (prima Grasso,che si sta già defilando, ora Masaniello De Magistris), evitando accuratamente un riflessione sul futuro della sinistra riformista, anzi continuando a ritenerla alla stregua del male assoluto, altro non significa che approfondire la distanza da un elettorato potenziale, ormai esausto e non interessato a sostenere soggetti politici che seguitano a richiamarsi a modalità e prassi del secolo scorso, peraltro sconfitte dalla storia.
(E.P.)