"Sembra che ogni anno il presidente si svegli il giorno del discorso sullo stato dell'Unione con un improvviso desiderio di unità. Gli altri 364 giorni dell'anno, il presidente passa il suo tempo a dividerci", è il commento di Chuck Schumer, leader democratico del Senato, al termine del discorso sullo stato dell'Unione tenuto da Donald Trump di fronte alle camere riunite. Trump infatti ha cercato di porsi in un ruolo di unificatore, ma le tensioni politiche a Washington, alimentate dai suoi duri discorsi in materia di immigrazione, hanno reso il tentativo infruttuoso.
Nel tradizionale discorso sullo "Stato dell'Unione", il vulcanico presidente degli Stati Uniti ha moltiplicato gli appelli al compromesso usando toni piuttosto sobri, con l'eccezione di un lungo passaggio sulla sicurezza delle frontiere con Il Messico che ha concluso con la promessa che il muro sarebbe stato costruito. "Il programma che presenterò questa sera non è né repubblicano né democratico. E 'quella del popolo americano", ha detto, con indosso la sua classica cravatta rossa di fronte a più di 500 parlamentari tra cui molte donne democratiche vestite di bianco, in omaggio al centenario del movimento delle suffragette. "Insieme siamo in grado di porre fine a decenni di stallo politico, guarire vecchie ferite, costruire nuove coalizioni", ha aggiunto, mantenendosi abbastanza fedele al testo trascritto sul "gobbo". Ma è improbabile che questi richiami da parte di un presidente abituato allo scontro, vengano ascoltati dai suoi avversari politici. Soprattutto perché il testo conteneva poche novità, al di là delle parole concilianti. Un'immagine che riassume la difficoltà della sua delicata equazione politica era fornita dalla nuova "Speaker" della Camera, Nancy Pelosi seduta, secondo la tradizione, immediatamente dietro lui, nel campo delle telecamere. Pelosi è rimasta essenzialmente impassibile. Proprio lei, la democratica di San Francisco, ha inflitto a Trump una cocente sconfitta politica quando, una decina di giorni fa lo ha costretto a cessare lo shutdown e passare ai negoziati parlamentari tra repubblicani e democratici, senza aver ottenuto nemmeno un dollaro per il suo progetto del muro al confine con il Messico.
E in un'altra parte del suo discorso è emersa tutta la preoccupazione e la frustrazione del presidente che tra 21 mesi cercherà di ottenere un secondo mandato alla Casa Bianca. E' stato quando Trump ha parlato con virulenza insolita (per una sede come questa) delle indagini giudiziarie "ridicole" e "partigiane" in riferimento all'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller sui collegamenti tra il suo team della campagna elettorale e la Russia
Il capitolo sulla politica estera gli ha procurato consensi diversificati dalla sua parte politica perché alcune delle sue decisioni non sono piaciute agli stessi repubblicani soprattutto quando Trump ripete in tante sedi la sua volontà di abbandonare i teatri (Afghanistan, Iraq ecc) dove gli Usa sono impegnati militarmente a garanzia della pace o di parvenze di democrazia. Ma proprio ieri il Senato, a maggioranza repubblican, ha approvato a larga maggioranza un emendamento che critica la sua decisione di ritirare le truppe americane dalla Siria e dall'Afghanistan almeno finchè non sia stata terminata la lotta all'Isis.
Nell'aula del Congresso è apparso molto evidente il contrasto tra i gruppi repubblicano e democratico soprattutto perché, con le scorse elezioni di midterm, i democratici hanno mandato alla Camera un numero record di donne e di rappresentanti delle minoranze etniche.
Il Presidente degli Stati Uniti ha concluso il suo discorso di poco più di 80 minuti in tono unificante: "Dobbiamo scegliere se ci definiamo con le nostre differenze o se abbiamo l'audacia di superarle". La prossima battaglia sul bilancio e sul muro, che riprenderà il 15 febbraio scaduta la tregua che Trump, nei giorni scorsi ha definito "perdita di tempo", potrebbe tuttavia segnare la ripresa di uno scontro politico durissimo fino alle elezioni presidenziali del novembre 2020.