Lech Walesa, l'eroe di Solidarność, recentemente ha definito le idee di Jaroslaw Kaczyński, presidente del partito Diritto e Giustizia (PiS), s «terribilmente cattive» ed il gruppo al potere «la peggiore classe dirigente possibile».
Anche in Polonia, come in Ungheria (entrambe le nazioni aderiscono al gruppo di Visegrad) oggi sono in gioco le libertà civili e la democrazia.
Il nazionalista Kaczyński, grande amico di Viktor Orbàn, ha vinto con il suo partito le elezioni generali del 2015 in Polonia e ha subito avviato una politica nel segno dell'autoritarismo e della xenofobia mascherata da sovranismo.
La radio-tv pubblica, sotto il controllo dello stato, attacca quotidianamente le testate non filo-governative, definendo i giornalisti “traditori” o accusandoli di “servire gli interessi stranieri”.
Come Orbàn gli uomini di Kaczyński tentano di porre la magistratura sotto il controllo del governo, privandola dell'autonomia. Come l'Ungheria di Orbàn, grazie agli ingenti aiuti finanziari europei, la Polonia sta conoscendo standard di crescita altissimi tuttavia Jarosław Kaczynski vorrebbe seguitare ad utilizzare l'UE per crescere senza svilupparsi, per arricchirsi senza dare nulla in cambio.
Come Orban il leader polacco ritiene che l'Europa sia una mucca da mungere e la Polonia "non può essere infettata dalle malattie sociali del vecchio continente" che altro non sono che il multiculturalismo, una politica verso gli immigrati che poggi sull'integrazione e la difesa dei diritti civili e delle libertà.
Neanche a dirlo, la Polonia è la prima nazione che si è schierata contro l'applicazione dell'art. 7, votato dall'Europarlamento che prevede sanzioni contro l'Ungheria. In assenza di unanimità, (tra i probabili sostenitori di Orbán ci sono anche Italia, Slovacchia, Romania, Repubblica ceca, Malta) nel Consiglio d'Europa le sanzioni non potranno essere inflitte.
Durante la campagna elettorale del 2015, Jaroslaw Kaczynski non aveva mai nascosto la vocazione razzista del partito da lui fondato. I suo partitol è di estrema destra e ha riportato nel dibattito pubblico argomenti che per un po’ erano scomparsi, uno fra tutti l’antisemitismo, un sentimento che purtroppo non ha mai abbandonato il sostrato culturale polacco, ma di cui Diritto e giustizia si è fatto portavoce. L’antisemitismo, così come l’odio nei confronti degli immigrati, non sono estranei alla società polacca, ma il il loro approdo all’interno delle due Camere del Parlamento ha conferito loro legittimità.