La notizia giunge mentre al confine fra Messico e Stati Uniti stanno arrivando man mano le carovane di migranti partite a ottobre dall'America centrale - principalmente da Honduras, El Salvador e Guatemala - in fuga da violenze, povertà e persecuzioni. Negli ultimi giorni circa 3.500 migranti sono arrivati nella città messicana frontaliera di Tijuana, mentre altre 3mila persone sono attese a partire da martedì. Secondo le autorità locali, gli arrivi raggiungeranno i 10mila nelle prossime settimane.
Prima delle elezioni di Midterm, che si sono tenute il 6 novembre, Trump aveva inasprito la retorica contro le carovane, definendo i migranti dei criminali e paventando un rischio di invasione. Ragion per cui aveva ordinato il dispiegamento alla frontiera sud di migliaia di militari. La Cnn, citando fonti coperte dall'anonimato, riporta in esclusiva che Trump intende autorizzare i soldati a intervenire per proteggere il personale della U.S. Customs and Border Protection (CBP) dai migranti in arrivo, qualora compissero azioni violente, e autorizzarli anche a proteggere le proprietà federali; finora, invece, è previsto che i militari possano agire solo in autodifesa. Ma il sito web Politico riporta che circa 5.800 militari saranno comunque a casa entro Natale.
Il giudice federale di San Francisco si è pronunciato a seguito di un ricorso presentato da alcune organizzazioni a difesa dei diritti civili. Fra queste la American Civil Liberties Union (Aclu), che ha fatto valere il fatto che in base alla legge americana il diritto di presentare richiesta d'asilo è accordato a chiunque entri nel Paese, che sia in modo legale o meno. L'amministrazione Trump invece, dal canto suo, sostiene che la sua misura di controllo dell'immigrazione risponda a un imperativo di sicurezza nazionale, argomento già invocato l'anno scorso per la controversa misura del 'travel ban' che colpiva i cittadini di diversi Paesi a maggioranza musulmana.
(La Presse)
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