La cronaca degli ultimi giorni ha dato conto di due operazioni di polizia, nelle province di Matera e Latina che hanno smantellato organizzazioni criminali dedite al caporalato e al reclutamento di braccia per l'agricoltura a basso costo.
Quella del caporalato è una piaga antica che affligge vaste zone del territorio nazionale vocate all'agroalimentare. Si tratta di una vera e propria forma di schiavitù che oggi, neanche a dirlo, colpisce gli immigrati, anche minori, assoldati da datori di lavoro senza scrupoli, con il concorso, come in questi casi) di ispettori e sindacalisti felloni, che li costringono a lavorare nei campi per non meno di 10 ore al giorno a 3.5 € l'ora, senza alcuna tutela.
L'operazione di polizia è stata resa possibile grazie alla legge Martina del 2016 che prevede l’inasprimento degli strumenti penali, con la previsione della confisca dei beni (esattamente come per le organizzazioni criminali mafiose) e dell’arresto in flagranza non solo ai caporali, ma anche ai datori di lavoro consapevoli dell’origine dello sfruttamento. Sono previsti fino a 6 anni di carcere che possono diventare 8 in caso di violenza o minaccia e multe da 500 a mille euro per ciascun lavoratore reclutato.
Una buona legge che costituisce un potenziale deterrente per i mascalzoni che sfruttano senza vergogna esseri umani per il proprio arricchimento.
Data l'ampiezza dell'operazione era lecito attendersi almeno una nota di compiacimento da parte dei ministri responsabili dei dicasteri interessati.
Ma né il Ministro Salvini, né il suo compagno di partito Gian Mario Centinaio titolare delle Politiche agricole, hanno speso mezza parola a riguardo.
L'unica volta che i due hanno parlato di caporalato lo hanno fatto la scorsa estate annunciando di voler cambiare l'attuale legge.
Non è difficile, trattandosi di un problema che riguarda i migranti,immaginare con quale spirito e con quali idee.
Speriamo se ne siano dimenticati.
(E.P.)