Brexit. Cresce la fronda nel Labour contro Corbyn. Si ad un secondo referendum

Se Atene piange Sparta non ride. In Gran Bretagna come nei tories anche all’ interno del partito laburista cresce l’onda dei ribelli sulla questione Brexit.

Fallito il tentativo di disarcionare May con la mozione di sfiducia, voluta da Corbyn (foto) e bocciata per un pugno di voti, 71 deputati (1/3 del gruppo parlamentare alla Camera dei Comuni) e 13 eurodeputati britannici (più della metà degli eletti a Strasburgo) hanno firmato un appello pubblico per chiedere un secondo referendum sulla Brexit, perché “il popolo deve avere l’ultima parola”. Una posizione distante da quella del leader Corbyn.“Jeremy Corbyn vuole comprensibilmente rispettare il voto” dice uno dei ribelli Gearing Davis, “io anche lo rispetto, ma alla fine dei conti se ti fanno una buona offerta, non c’è niente di male a votare per avere più soldi, più controllo dell’immigrazione, le proprie leggi e vantaggi nel commercio. La realtà è che non ci sarà nessuna di queste cose e le persone hanno il diritto di avere l’ultima parola”.“La politica del Labour è chiara”, sottolinea Stephen Dought, “Vogliamo che i conservatori lascino il potere. Ma ovviamente non possiamo fare questo per ragioni che conoscete, l’orologio della Brexit ticchetta, dovremo prendere alcune decisioni davvero importanti su dove andremo dopo e dal mio punto di vista, abbiamo bisogno di far tornare tutto questo nelle mani delle persone e lasciarli decidere”.La deputata Siobhan Mdonagh ne fa una questione di chiarezza.“La maggior parte dei membri del partito crede che adesso che sappiamo di più riguardo ai termini dell’accordo per lasciare l’Europa dovremmo tornare a chiedere alle persone cosa vogliono”.