Il presidente brasiliano, Michel Temer, ha firmato il decreto di estradizione per Cesare Battisti, che però resta irrintracciabile da giovedì, quando il giudice della Corte Suprema, Luiz Fux, ha emesso il suo ordine di arresto.
Di lui non c'è traccia: la stampa locale riporta che a Cananeia, la cittadina sulla costa dello Stato di San Paolo dove vive, non si vede da martedì.
L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac), 63 anni, è stato condannato in Italia in contumacia all'ergastolo nel 1993 per avere commesso due omicidi e avere partecipato ad altri due, tutti compiuti negli 'anni di piombo'. Dopo un'evasione dal carcere di Frosinone nel 1981 è fuggito prima in Francia, poi in Messico, poi di nuovo in Francia dal 1990, infine nel 2004 in Brasile. Qui è stato arrestato nel 2007, ma nel 2009 gli fu concesso asilo politico. Il 31 dicembre del 2010 l'allora presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, nel suo ultimo giorno di mandato, bloccò l'estradizione con un decreto, portando alla liberazione di Battisti (al quale fu dato un 'visto permanente') e determinando l'ira dell'Italia. È su questa decisione di Lula che continua a fare leva la difesa. L'ultimo arresto risale a ottobre del 2017 vicino alla frontiera con la Bolivia; allora l'accusa era di violazione delle norme sulle valute straniere e riciclaggio di denaro, perché trovato in possesso di una consistente somma di valuta straniera non dichiarata, ma il rilascio giunse poco dopo.