LA TEMPESTA PERFETTA

Per contare tutti i fronti dello scontro aperti nel governo gialloverde servono almeno due mani: migranti, Tav, Tap, trivelle, Grandi opere, fondi ai disabili, nomine. Insomma: la tempesta perfetta. Il faticoso accordo sui migranti della Sea Watch non ha certo cancellato la polemica durissima tra il presidente del Consiglio e il suo vice e ministro dell'Interno. Spesso poi, come recita il detto, la toppa si rivela più dannosa del buco. Anche perchè Salvini, che ha dovuto ingoiare il rospo, se la sarà legata al dito. Infatti nemmeno 24 ore dopo lo smacco interviene sul tema caldissimo per della Tav: "Se sì si va. Se è No o è molto ben motivato o chiediamo un parere agli italiani". Tradotto: se Toninelli seguita a dire no al Tav Torino Lione, Salvini, pressato dai governatori leghisti di Lombardia e Veneto, potrebbe sposare il progetto referendario del Governatore del Piemonte Chiamparino.


Sin dall'inizio i due partiti al governo hanno avuto - come era inevitabile - opinioni diverse su diversi temi. Basti pensare alla crisi sfiorata sul condono inserito e poi stralciato dal decreto fiscale, che fece saltare su tutte le furie i pentastellati. Ora però i fronti aperti sono ben più di uno. Lo scontro di giornata esplode sulle trivellazioni: "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'no' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 Stelle sul tema delle trivelle - dice Vannia Gava, deputata della Lega e sottosegretario all'Ambiente - È sbagliato bloccare le autorizzazioni". Concetto ribadito dal Capitano secondo cui si può tutelare l'ambiente "ma No per partito preso assolutamente no".
Nel frattempo, slittano il decreto chiave del governo su reddito e pensioni e la nomina al vertice della Consob. Le due partite sono, di fatto, incrociate. Salvini tira il freno sui provvedimenti economici, affermando che è meglio pensarci "qualche giorno in più", piuttosto che correre e rischiare di fare pasticci, perché "è fondamentale non fare errori".
Dulcis in fundo in serata arriva la notizia della firma apposta da Beppe Grillo all'appello a sostegno della scienza e della ricerca redatto dall'arcinemico dei novax che fa infuriare una larga fetta della base del M5s che grida al tradimento del fondatore e lo copre di insulti sul blog.
Infine è appena uscito un sondaggio sul salvataggio di Banca Carige che indica come il il 58% degli italiani bocci sonoramente il decreto del governo.
Ecco dunque servita la tempesta perfetta.
Tutti i vertici di Lega e M5s si affannano a rassicurare che, almeno fino alle europee, non ci sarà crisi di governo.
Probabile. Ma, in perfetto stile Prima Repubblica, il governo del cambiamento diventerà un governicchio.
E non è detto che le europee, sic stantibus rebus, si riveleranno un buon affare per la maggioranza.