Quando, nell'ormai lontano 2014, la lista Pd-Pse guidata sfondò il muro del 40% dei consensi, vi fu qualche grillo parlante (che nulla ha a che spartire con Grillo Beppe) che,predicando prudenza, sugerì all'euforico Premier e segretario del Pd di imboccare, la strada dell'understatement, in altre parole di non andare "a manetta" su molti temi perchè c'era chi vedeva il pericolo concreto di un disastroso frontale. Guidato unicamente dal suo ego ipertrofico,dalla sua smania di fare tutto e subito, l'ex sindaco di Firenze, al contrario, ha pensato bene di aprire più fronti di conflittualità riuscendonell'impresa di mandate tutto a carte 48. eppure i temi su cui avrebbe dovuto e potuto misurarsi senza rischiare l'osso del collo c'erano: in primis il Pd,entrato dalla porta principale nel salotto buono della comunità dei socialisti europei, vincitore delle elezioni,aveva titolo e sostanza per tentare di imprimere una svolta ad una socialdemocrazia continentale che già mostrava i segni del declino. In altre parole Renzi averebbe potuto rivendicare la guida politica del Pse, sottraendola all'incolore leadership di Martin Schulz e della Spd.
Non lo fece,preferendo incassare la presidenza del gruppo parlamentare per il non brillantissimo Gianni Pittella e l'incarico di Mrs Pesc, ovvero l'equipollente di ministro degli esteri dell'UE (che una politica estera comune non l'ha mai avuta) per la volonterosa ma acerba e inadeguata Federica Mogherini. L'operazione gli costò l'inimicizia perenne di Massimo D'Alema che a quel ruolo aspirava. Renzi in sostanza preferì non abbandonare il tratto aidentitario del Pd,rilanciandone la vocazione maggioritaria, per non avere alcun vincolo di tipo ideologico allo scopo di presentarsi in Italia come il grande spregiudicato riformatore privo di vincoli.
Sulle riforme costituzionali,necessarie e urgenti Renzi ha perso la sua partita esclusivamente per la sua pervicace ostinazione a voler imporre l'impostazione corretta ma emendabile in molti suoi punti data da Maria Elena Boschi. Corretta perchè l'obiettivo di rendere l' Italia una repubblica parlamentare di tipo monocamerale, sottraendo competenze al Senato ma non emendata laddove era necessario a causa dell'ostinazione quasi puerile di volere imporre una riforma del Senato non congrua, a cominciare dal sistema di elezione dei senatori, un enorme pasticcio su cui,così come avvenuto con la riforma Del Rio delle province, Renzi non ha voluto transigere.
In poco meno di 3 anni, con la corsa ad ostacoli ingaggiata con la convinzione della propria autosufficienza ha portato il Pd al frontale del referendum istituzionale a cui si è aggiunto come una sorta di effetto domino il disatro elettorale del 4 marzo.
Che il vento fosse mutato lo si era capito con l'esito referendario che non è stata una vittoria di chi non vuol sentir parlare di riforme,è semplicemente stata la sconfitta di Renzi che ha imposto la propria volontà e i propri intendimenti in tutto l'iter parlamentare e nella campagna successiva che si è risolta con un referendum sulla sua persona, con l'esito che tutti conosciamo.
Da allora Renzi non ne ha indovinata più una e oggi continua imperterrito a sunare il tamburo del suo protagonismo. Mal gli è ne è incolto perchè tra i tanti fronti da lui aperti vi è anche quello con la magistratura, nell' antico, sfinente e irrisolto confronto con la politica.
Ora non è dato sapere quanto giusta e legittima sia l'azione promossa a carico dei genitori di Renzi (foto) ma è certo che siamo di fronte all'ennesimo episodio di una sceneggiatura che si ripete quasi come se fossimo in una ficton seriale.
Ed è lecito considerare la tempistica se non sospetta certamente sorprendente.
Tuttavia, Renzi dovrebbe prendere in considerazione l'eventualità di fare ciò che non ha finora voluto.
Un vero anno sabbatico in piena regola. Altro che "non mollo". Forse non l'ha compreso ma, se seguita a volere occupare rumorosamente il centro della scena, è lui che rischia di essere mollato.