ACCOGLIENZA, COOPERAZIONE CIRCOLARE E IMPRESA SOCIALE NEI GIORNI DEL DECRETO SALVINI

Le migrazioni e l’errata percezione della presenza di immigrati non - UE in Italia (Istituto Cattaneo: presenza percepita al 25%  contro il dato reale che si assesta al 7%) sono stati un tema centrale durante la scorsa campagna elettorale e il focus sui migranti africani è rimasto al centro della discussione pubblica anche nei mesi successivi, contribuendo al successo elettorale della Lega e sulla quale lo stesso  Salvini ha impostato la propria agenda di governo, fino all’omonimo decreto approvato non più di cinque giorni fa.

  In quell’eterogeneo decreto, l’accostamento tra migranti, terroristi e mafiosi è parecchio fuorviante, ove suggerisce che i migranti sono pericolosi tanto quanto le altre due categorie.  E questo è inaccettabile. L’assimilazione cancella di fatto i diritti fondamentali degli stranieri e rischia di incrementare ancora di più la percezione che i rifugiati sono una minaccia per la sicurezza dei cittadini italiani.
Checché se ne dica, l’aspetto securitario del decreto non può mettere in secondo piano l’aspetto più importante, e cioè che i migranti sono una risorsa per la società.
Sarebbe allora il caso di mettere in luce le potenzialità dell’accoglienza e della formazione dei migranti, parte attiva e motore del cambiamento sul territorio, non solo quello di approdo ma anche nei paesi di origine.
Don Bosco 2000 Impresa Sociale lega i due aspetti – accoglienza in Italia e cooperazione allo sviluppo – attraverso un nuovo modello di governance: la scommessa punta sul coinvolgimento di ex migranti ovvero degli stessi ragazzi  approdati e accolti in Italia nei centri di accoglienza di Don Bosco 2000, formati adeguatamente intorno ai temi della mediazione e dello sviluppo, che decidono di rientrare nei loro paesi, per trasferire le competenze acquisite e contribuire così alla creazione di impresa in loco, apportando sviluppo socioeconomico al territorio e alle comunità locali. Periodicamente, essi rientrano in Italia per raccontare gli esiti di progetto e le buone prassi attuate. Realizzano incontri di informazione e sensibilizzazione con gli addetti ai lavori, le istituzioni e la cittadinanza, sui punti di forza e di debolezza delle realtà africane, contribuendo ad aumentare la qualità dell’accoglienza in Italia. Rientrano poi ancora in Africa per continuare il progetto di cooperazione e così via (qui la circolarità del movimento migratorio nord-sud).
Così, DonBosco 2000, negli ultimi due anni, ha costruito e implementato il modello della Cooperazione Circolare. Esso mette in sinergia due aspetti: cooperazione allo sviluppo e migrazione circolare. È così che, coloro che sono stati accolti e formati in Italia, rientrando nelle loro terre natie e divengono cooperanti circolari,  promuovendo il continuo movimento nord-sud del mondo.
Ad oggi, Don Bosco 2000 è riuscita a coinvolgere sei ex migranti tra il Senegal e il Gambia.  Ha promosso la creazione di tre orti sociali in Senegal, nei villaggi arcaici attorno alla città di Tambacounda, una delle zone africane più povere, nel cuore della savana. Gli orti sono in piena produzione e il lavoro dei cooperanti circolari ha consentito la creazione di una rete di vendita che consente il sostentamento della comunità locale e della microimpresa. Il team di cooperanti di Don Bosco 2000 si trova oggi, per la prima volta, in Gambia ove intende replicare il progetto di sviluppo attuato in Senegal. Di nuovo, assieme a ex migranti gambiani, conoscitori del territorio, si appresta  a valorizzarne le competenze, le attitudini e  la naturale vocazione del territorio che manca, allo stato attuale, delle attrezzature e della tecnologia necessaria per le coltivazioni. In Africa si coltiva soltanto durante la stagione delle piogge, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di intere comunità, molti giovani sono poco scolarizzati e non esiste una cultura imprenditoriale e cooperativistica in grado di incentivare la nascita di attività sostenibili o microimprese. A questi fattori frenanti, si aggiungono le difficoltà logistiche delle zone rurali interne che distano centinaia di chilometri dalle città più fornite di beni materiali e servizi, difficili da raggiungere. È in questo contesto che agiscono i cooperanti circolari di Don Bosco 2000: tornando nelle loro terre, insegnando ai giovani connazionali le tecniche di coltivazione, promuovendo l’imprenditorialità in loco e contribuendo a frenare la migrazione dei giovani connazionali verso l’Europa, informandoli sui rischi del viaggio. I cooperanti circolari hanno appreso sulla loro pelle gli orrori del viaggio, dal deserto, alla violenta Libia, alla traversata del Mediterraneo per approdare nel Bel Paese, prima tappa europea, che non corrisponde all’ideale dell’occidente opulento. Tutt’altro. Oggi l’Italia è quella del decreto Salvini che propone espulsioni e respingimenti, che ha perso di umanità e dignità ogni qual volta ha abbandonato navi cariche di disperazione in mare, senza fargli toccare terra per settimane. E ancora, è quella che ha prodotto una norma che è piuttosto “una grave lacerazione” nella cultura giuridica del nostro paese, un vero e proprio attacco ai diritti umani fondamentali che sono, per usare le parole del Presidente dell'ASGI, “l’unica vera ricchezza della cultura europea”.
Roberta La Cara
Presidente del DAS