Martedì, 19 Dicembre 2017 10:33

Quarta missione in Senegal. Pronta la sede operativa a Tambacounda

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Nonostante le numerose difficoltà, delle volte l’ impegno, la determinazione e una programmazione proficua riescono a permettere di raggiungere obiettivi importanti a sostegno di chi dalla vita ha avuto poco. A più di un anno dell’avvio del progetto promosso dall’associazione Don Bosco 2000 per aiutare i migranti nel loro paese d’origine, si registrano i primi risultati positivi. Si è conclusa da pochi giorni la quarta missione in Senegal che ha avuto lo scopo di continuare la formazione per 33 senegalesi, allestire la sede operativa a Tambacounda e avviare le attività agricole. Cinzia Emanuela Vella, Gaia Sella, Antonino Sella e Marco Canzonieri, nei primi giorni del mese, hanno raggiunto la sede per procedere alla ristrutturazione e all’arredamento dell’edificio.
Nonostante l’enorme mole di lavoro da affrontare, in occasione del compleanno della giovanissima Gaia, è stata organizzata una festa molto speciale. Non mancava nulla, dolci, parenti e amici, una festa interculturale piena d’amore e gioia dove il sorriso di Gaia ha accolto tutti con affetto, in modo particolare i parenti di Seny. Per la giovane festeggiata questa è la seconda visita in Senegal e in poco tempo ha instaurato rapporti d’amicizia con i suoi coetanei senegalesi, inevitabile per lei operare un confronto tra le due realtà.
Dopo qualche giorno il primo gruppo è stato raggiunto dal secondo composto da Agostino Sella, Roberta La Cara, Dony Sapienza, Ciccio Lotta, Salvina Farinato e gli infaticabili mediatori Aly Traore e Fafadi Seny, la cui azione è indispensabile per potenziare le azioni programmate e assicurare il successo del progetto. La formazione degli autoctoni è indubbiamente necessaria al fine di raggiungere l’obiettivo e riguarda la cooperazione/progettazione, il lavoro di gruppo e la rete territoriale, la legge Ohada, la gestione di impresa e business plan, la comunicazione e le pari opportunità.
Intanto, vivere quotidianamente nel paese africano, ha permesso agli operatori dell’associazione di acquisire una conoscenza diretta e aderente alla realtà sociale del momento, assistere ad una manifestazione contro la violenza sulle donne ha stupito per certi aspetti e documentato un effettivo segno di un cambiamento in una comunità che vive in una condizione di difficoltà non solo economica, dove spesso i principali diritti umani vengono violati.
In mezzo a mille difficoltà, gli ultimi giorni di permanenza in Africa sono stati impegnati per individuare e visitare i terreni da utilizzare per le coltivazioni. Un orto sarà realizzato nel villaggio di Handallaye Moussa 40 chilometri da Tambacounda, vicino la città di Kothiary , probabilmente un’altro nella zona di Jawara. L’impresa non è semplice in quanto la siccità e la mancanza di impianti idrici per irrigare i terreni permette la coltivazione dei campi solo per 5 mesi l’anno. In questi luoghi si coltiva la terra con il vecchio e obsoleto aratro tirato dal mulo. In tempi brevissimi si procederà alla recinzione del terreno e all’attivazione di un sistema di irrigazione utilizzando l’acqua del pozzo mediante una pompa alimentata da un pannello solare. Inoltre il progetto prevede la fornitura di tutta l’attrezzatura necessaria con lo scopo di potenziare e ridurre i tempi di coltivazione.
“Fare sviluppo in questa parte poverissima del mondo non è semplice. Ma siamo determinati a riuscire nell’impresa” afferma il presidente Agostino Sella.
Marina Chiaramonte

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